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“Dio sostiene la terra perché non vacilli”. L’esperienza dei nostri volontari.

Andrea ha 25 anni ed è un volontario del Servizio Civile. Studia a L’Aquila da 5 anni, Scienze dell’investigazione. E’ molisano di Isernia. Studente tipo, casa in affitto in pieno centro…ora l’edificio è da abbattere. Delle 3.32 della notte tra il 5 e il 6 Aprile ricorda uno scenario da apocalisse: “quando sono riuscito ad uscire dal portone di casa, che era bloccato, fuori ho visto solo polvere, macerie…uno scenario infernale. Hai presente Ground Zero dopo l’attacco alle Torri? Ecco…l’impressione è stata quella.” Andrea sentiva da giorni le scosse, quella sera si era addormentato vestito sulla poltrona. Le prime due scosse forti le ha percepite alle 22.40 e all’ 1.00. Poi, alle 3.32 ha udito un forte boato, la luce è andata via ed è riuscito a proteggersi sotto l’arco della porta. Dopo quei venti, interminabili secondi in cui il tempo sembrava essersi fermato, Andrea riesce a raggiungere l’esterno, facendosi luce col cellulare, e liberando la porta d’ingresso bloccata dal tramezzo crollato. Da quel momento in poi, tutto sembrava un incubo: ha vagato, quasi allucinato, per tutta la zona in cerca dei suoi amici. “La vita sembra essersi interrotta alle 3.32 di quella notte”. Andrea è tornato a casa dopo, ad Isernia, ma dal 9 maggio è di nuovo qui a L’Aquila: ha visto questo Oratorio nascere dal nulla e ora collabora all’Estate Ragazzi.

Anna abitava in via XX settembre, “per intenderci, la via con la voragine” , mi spiega. Volontaria del Servizio Civile, studentessa anche lei all’Università di L’Aquila, quella notte non si trovava in città. Aveva deciso all’ultimo momento di rimandare il rientro, per festeggiare il compleanno di una sua amica. Dopo il terremoto non voleva tornare a L’Aquila, non riusciva a trovare la forza. Il suo appartamento, in affitto con altre studentesse, non è agibile; dopo due settimane dal terremoto è riuscita ad entrare in quella che era la sua stanza, accompagnata dai suoi genitori e dai Vigili del Fuoco, per recuperare qualcosa, ma confessa la difficoltà di tornare lì, tra le sue cose, l’armadio cascato sul letto, la parete esterna polverizzata. Anna, sorridente, ci spiega quanto sia stato importante l’aiuto dei suoi amici e degli altri volontari: “E’ grazie a loro che sono riuscita a tornare a L’Aquila ”.

Storie come tante altre, vite sconvolte dalla forza della natura e dall’egoismo dell’uomo, ma esempi importanti, custodi di una ricchezza particolare, capaci di dare tantissimo nell’esperienza di volontariato che hanno intrapreso, ricevendone in cambio altrettanto, e forse ancora di più. Un bambino che ha perso la casa, che vive in tenda e che torna a sorridere, appare costantemente come l’epifania di un miracolo.

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