Salvatore, Marco, Emanuele e don Flaviano (Salesiani) hanno terminato la loro lunga avventura aquilana.
Il loro compito è stato quello di dare vita all'oratorio durante l'estate e a questo si sono dedicati con intensità. Salvatore tornerà a Torino a studiare dopo aver fatto la Professione Perpetua (Vasto, 19 Settembre - vi aspettiamo numerosi per l'occasione); Marco è già a Genova per riprendere il suo secondo anno di tirocinio; Emanuele entrerà nel seminario di Chieti e interrompe il suo cammino da salesiano; don Flaviano torna a fare da scudiero al prode don Francesco.
Vogliamo fare un bilancio finale?
Iniziamo dai numeri: 250 ragazzi iscritti all'ER; circa 300 volontari da varie parti d'Italia (tra cui una quindicina di consacrati); 30 giovani aquilani coinvolti nell'animazione dell'oratorio; una buonissima partecipazione da parte delle famiglie aquilane alla vita dell'oratorio; un numero imprecisato di simpatizzanti e di benefattori.
Si poteva fare meglio. Si può sempre fare meglio. Ma soprattutto si può ancora migliorare noi stessi: è questa la convinzione più forte che mi porto via da questi 120 giorni da terremotato.
Possiamo fare di più per essere più belli, ogni giorno.
Abbiamo lavorato insieme a L'Aquila perché le difficoltà abbassano il livello di protagonismo di cui ciascuno di noi ha necessità per sentirsi importante.
Abbiamo cercato Gesù a L'Aquila perché le difficoltà ti ripetono ad ogni istante che desideri la salvezza e che non puoi salvarti da solo (cosa che senza difficoltà è sempre facile almeno sperare)
Abbiamo trovato Gesù a L'Aquila perché sta scritto: "Cercate e troverete"
Abbiamo gustato la vita a L'Aquila perché solo laddove la vita è a rischio la si prende sul serio.
Abbiamo pensato, pianto, litigato, discusso, riso, giocato e lavorato: sono stati giorni di vita intensa perché se non vuoi vivere veramente a L'Aquila non ci vai dopo il terremoto.
Abbiamo anche scoperto che si può andare a L'Aquila dopo il terremoto per cercare una via di fuga dal proprio terremoto soprattutto interiore e vivere lì il proprio dramma.
Abbiamo celebrato ogni giorno l'Eucaristia chiedendo insistentemente al Signore di illuminare la realtà perché solo così si può essere cristiani.
Abbiamo messo in luce che chi si affaccia alla vita rifiutando Gesù e la sua Chiesa può ingannare se stesso solo per poco tempo o solo in particolari situazioni: di fronte al terremoto anche le nostre psico-costruzioni crollano.
Quante cose abbiamo fatto!
Ma quante ne restano da fare! Per L'Aquila, per noi e per il resto del mondo.
Mi dispiace solo di non aver dato tutto quello che potevo a causa del mio egoismo e delle mie paure. Mi dispiace anche per chi a causa del suo egoismo e delle sue paure non ha potuto dare tutto, come me.
Ringrazio in particolar modo i miei confratelli salesiani: quelli che mi hanno mandato, quelli che mi hanno accompagnato, quelli a cui abbiamo affidato l'oratorio.
Il Signore è veramente grande se non pochi tra i genitori ci hanno detto che nell'oratorio hanno trovato un varco per iniziare una vita nuova: l'oratorio di don Bosco è l'oratorio di Gesù, alla faccia di quelli che dicono che Dio non si fa vedere... si mettano gli occhiali e guardino bene la loro vita, anche senza terremoto si vede chiaramente che il Signore la sostiene perché non vacilli.
A presto,
don Flaviano.
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