"Per questo sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce". Sono parole di Gesù di fronte a Pilato, riportate da Giovanni e, già al tempo, inascoltate.
La versione ufficiale dei cauti verso la verità si mostra in questi termini: ci sono cose tanto grandi e tanto misteriose da essere proibitivo per uomini finiti nel tempo e nello spazio pretendere di comprenderle e di farne "verità" valide in ogni epoca e in ogni luogo. Prudente e rispettabile.
Ma proviamo a muovere le acque.
Se è apparso un uomo sulla faccia della terra che ha detto a più riprese: "Io sono la verità" o "Sono venuto per rendere testimonianza alla verità" e questo uomo è, per altri versi, credibile, teniamo ferme le sue parole e mettiamole in dialogo con i cauti verso la verità.
Se sei cauto, caro cauto, perché percepisci il mistero in cui siamo immersi, penso che la prima cosa sia ascoltare una persona che viene e dice: "Io so introdurti al mistero". E questo è il primo criterio per capire se sei sincero, tu che sei cauto; se il mistero ti affascina veramente seguirai il pifferaio magico che ti conduce al suo centro. Insomma se sei curioso ci caschi e vai dietro Gesù.
"Sono venuto a rendere testimonianza alla verità!" Veramente! Allora dimmi, Gesù, cos'è la verità, dimmelo. E andando con lui vedrai che la verità è possibile. "Vieni e vedi" dice Gesù.
E invece Pilato - e quanti altri con lui! - dicono, con suadente compassione: "La verità! Cos'è la verità?" Ecco c'è modo e modo di dire "Cos'è la verità?" C'è il modo arguto del bimbo che vuole sapere e c'è il modo scettico di chi pensa di avere strumenti per mettere alla prova l'Unico che conosce il mistero da cui siamo avvolti. E però qui sorge spontanea la domanda: "Ma se sei cauto perché riconosci che il mistero è più grande di noi come puoi mettere alla prova ciò che porta al cuore del mistero e ciò che non vi porta, come fai a sapere se il mistero ha un cuore o no, come fai a sapere dove conduce una strada che non hai percorso?" Sono domande vere, non retoriche. Come si può mettere alla prova ciò che è più grande con ciò che è più piccolo? Io avrei un tentativo di risposta ma preferisco lasciare aperto il discorso.
Non so se sono riuscito a spiegarmi: voglio dire che l'unico modo di onorare il mistero che riconosco intorno a me è quello di esplorarlo dietro all'Unico che ha la pretesa di guidarmi fino alla morte che lo attraversa e lo rende vivibile in pienezza. E' un atto di logica curiosità non di pauroso rifugio. E ho detto logica per annunciare a tutto tondo che la fede è il modo migliore per vivificare la ragione che desidera sapere come stanno le cose.
Credo ut intelligam, credo per capire!!!
Ora, da che mondo è mondo, le avventure in cui si rischia la vita fanno paura. Ecco perché la verità fa paura: ciascuno, per cercarla, deve lasciare le proprie piccole e conosciute (mi viene da dire provate) sicurezze. La fede è il contrario di ciò che viene descritto come rassicurante.
Abramo, padre nella fede, deve uscire dalla sua terra. Kant, maestro illuminista, non si è mai mosso da casa sua. Perdonate questa battuta finale, ma ho fatto il buono per tutto il post.
La verità è la più straordinaria delle avventure. Coraggio ragazzi, non abbiate paura di cercare la verità: chi cerca trova, e chi trova può cercare ancora perché non ha nulla da nascondere.
Liberiamoci dalla dittatura del "secondo me" e costruiamo insieme la repubblica "secondo verità".
Non temete. Ogni viaggio ha la sua meta, tranne le fughe.
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