Definiamo subito il tarocco, così non entriamo in pericolose ambiguità.
Nel gergo quotidiano "taroccare" sta per riprodurre in modo ingannevole un oggetto di un certo qual valore: il contesto immediato è quello relativo alla moda e alle "firme". Di qui il termine si è esteso per indicare ogni tipo di falso e "taroccato" significa ormai non autentico pur sembrando vero. Il legame con il gioco delle carte che con il tempo è passato ad indicare l'arte della divinazione è facile da intuire.
In quaresima e dando seguito al discorso sulla verità ci imbattiamo nel tema del falso, allora, perché qui si gioca la partita. La tentazione dell'uomo per eccellenza, infatti, è scambiare per vero ciò che vero non è e incamminarsi per una strada che sembra raggiungere la meta (in genere con meno fatica rispetto a quella regolare) ma alla fine ti frega. Qui sta l'essenza di ogni peccato.
Se ci mettessimo ad osservare le azioni in cui riconosciamo di aver sbagliato potremmo rintracciare il momento in cui, si, abbiamo deciso che quella era la cosa giusta da fare! Sembrava la cosa più opportuna, salvava capra e cavoli, faceva contenti tutti o, almeno, scontentava quelli di cui ci interessava di meno. E già! Mettetevi nei panni di chi, per mestiere, deve ingannare: mica vorrete offrire prodotti che si vede lontano dieci chilometri che sono falsi. Il segreto è proprio riprodurre il meglio possibile l'originale e nascondere quella "leggerissima" differenza che è solo un particolare "insignificante": e ZAC! Fregati.
Ecco perché il deserto di cui si parlava la volta scorsa. Chi ha familiarità con l'essenziale è difficile da ingannare. A chi ha lottato per sopravvivere e ha imparato quali sono le cose che danno la vita e quali sono quelle che te la tolgono non puoi vendere fandonie: ha l'occhio critico e i particolari non gli sfuggono.
La quaresima sia allora il periodo in cui si torna all'essenzialità della vita. Solo così potremo distinguere le promesse vere da quelle false. Giacché le promesse non sono tutte uguali: alcune incrementano la vita, altre la deprimono.
Chissà perché il male oscuro della nostra società è proprio la depressione? La mia personale impressione è che l'aumento indiscriminato di soluzioni facili, ricche e fortunate ci stia allontanando sempre più dall'occhio critico del deserto e, di conseguenza, ad ogni bivio scegliamo sempre più spesso ciò che sembra vero ma non lo è (in particolare riguardo alle relazioni tra le persone) e questo aiuta a deprimere la vita più che incrementarla.
Occhio al tarocco, allora. E facciamo bene la quaresima: un po' di essenzialità ci aiuterà a gustare meglio la vita vera che viene dalla Pasqua.
Buon cammino.
0 commenti (clicca qui e scrivi/vedi i commenti):
Posta un commento