Cari Giovani tutti,
ognuno ha potuto, in questi giorni, scavare tra le macerie del proprio animo per trovare ancora un segno di vita. Tra dolore e sgomento, terrore e smisurato stupore ho rintracciato nel mio due segnali di umanità che mi fanno sperare per il bene dell'uomo.
Il Primo. Ammirazione per le numerose persone che a rischio della propria vita cercano di salvare quella altrui. Sono per lo più padri di famiglia (o futuri tali) che, forse, incontrandoli ai colloqui dei genitori dei miei ex studenti, avrei definito in altro modo. E invece in questa situazione da padri, da mariti, da fidanzati, da figli mettono a rischio la propria vita per andare a riprendere degli emeriti sconosciuti. Questo mi fa pensare!
Mi fa pensare che c'è una legge scritta nel profondo dell'uomo che gli fa riconoscere immediatamente la comunione in cui tutti siamo legati. Alla fine uno qualsiasi dei vigili del fuoco che ha fatto migliaia di chilometri in superficie e pochi metri sotto le macerie ci sta dicendo che il terremoto è un fatto che colpisce tutti; che quello studente, quella nonna, quel bambino o quella mamma che sono lì sotto sono lì sotto a fare le nostre veci e che non sono meno "suoi" di quanto lo siano i suoi veri "suoi". Cosa racconterebbe una ipotetica moglie di un ipotetico uomo morto per salvare una ipotetica vittima al proprio ipotetico figlio? "Tuo padre ha dato la vita per salvare uno studente che non sei tu!" E il figlio credo sarebbe orgoglioso più che arrabbiato anche se gli è stato sottratto l'unico padre che fosse veramente suo.
E' vero allora che siamo tutti fratelli, figli di un unico Padre. E' vero allora che esiste una umanità che ci è comune, a cui tutti facciamo riferimento. E' vero allora che non è vero che l'uomo non sappiamo cosa sia: lo sappiamo, lo sappiamo. Forse non lo sappiamo dire ma sappiamo chi è nostro fratello e chi è uno di noi. Purtroppo, in condizioni normali, quotidiane, tranquille lo dimentichiamo e facciamo finta di non sapere. Ma questi uomini ci sorprendono e ci mettono di fronte alla verità: siamo tutti fratelli.
Il Secondo. La compassione. Vorrei essere lì a patire il dolore che patisce la più addolorata delle persone. Non so cosa sia questo sentimento ma non riesco a dire "che fortuna che non sia capitato a me!" o "non vorrei essere là!". Speriamo che non sia un segno di masochismo. In realtà sento il dovere di non evadere da questo carcere del dolore anzi, sento il desiderio di essere lì e di prendere il posto di chi non ce la fa o non lo vuole sopportare. Speriamo che non sia neanche mania di protagonismo.
Coltivo nel mio segreto allora (che ora segreto non è più) la speranza che questo sia solo un barlume dell'amore che ha spinto Gesù a dare la propria vita per noi, a portare i nostri peccati (Agnello di Dio che togli [porti] i peccati del mondo...) a vivere la morte che noi stessi ci siamo dati e a trasformarla in vita.
Ecco, se avessi un genietto nascosto in una lampada oggi lo chiamerei con una sfregatina e gli chiederei: tutto il dolore che si è posato con tutta la polvere su quella terra mandalo su di me... e che il Signore mi insegni a portarlo. Forse così ha pregato Gesù nell'orto degli Ulivi: "fa' o Padre che il male venga tutto su di me, che non rimanga traccia di male nel mondo che non mi aggredisca e che io non possa sconfiggere con il perdono. E fa' anche in modo che io non ceda sotto il peso del peccato: aiutami a portare l'enorme peso della croce e di arrivare fino alla fine. Sia fatta la tua volontà".
Forse questo è l'unico augurio di buona Pasqua possibile oggi. Che ciascuno di noi possa diventare un agnello che porta i peccati: questa mi sembra il segno (il portare ciascuno il male degli altri, che gli altri fanno o che gli altri subiscono) di una comunione che l'uomo, da solo, non può realizzare. Solo Gesù ce la può insegnare. Anche se gli eroi delle macerie ci mostrano che Gesù potrebbe avere molti alunni già ben avviati.
In fondo siamo creati a sua immagine e, nei momenti più difficili, uno ricorda le immagini più belle della propria vita: gli eroi fanno emergere il Cristico che è in ognuno di noi.
Se lo assumessimo, questo Cristico, e lo scegliessimo tutti i giorni allora si che saremmo Cristiani!
La Pasqua ci guidi in questo cammino. Auguri.
1 commenti (clicca qui e scrivi/vedi i commenti):
salvatoresdb
caro don Flaviano non è masochismo... è quella che nel Vangelo si definisce compassione.
Vorrei essere li con voi... ma so bene che ora la compassione più grande che posso esercitare per i miei amici dell'Aquila è quella di sostare in ginocchio sotto la Croce!!!
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