Era il 1978. Oggi è il 2008. Se dovessi dirvi cosa è successo, da un lato non la smetterei più di raccontare (potrei scrivere un libro!) dall'altro farei prestissimo (sembra ieri, e mi sembra solo che all'ora fossi più basso, per il resto mi appare tutto uguale, il giorno del mio esame di quinta elementare).
Di cosa sto parlando? Della mia vita da studente.
Era il Settembre del 1978 quando entrai in classe per la prima volta: oggi 22 Ottobre 2008 sono uscito dall'ultima aula accademica. In mezzo 30 anni fatti di chissà quanti libri, un monte ore da fare invidia al Gran Sasso, più di 120 esami, tanti insegnanti, ancor più numerosi compagni, successi mirabolanti e rovinose cadute.
A far da collante a tutto la voglia di conoscere la verità e la pigrizia nell'affrontare la fatica necessaria. Signorino "ma come-ma perchè" mi chiamava il mio maestro durante la scuola elementare, e "uno a cui vorresti dare la lode ma che fa di tutto per non prenderla" si lamentò il mio professore di latino all'Università. In effetti lo studio richiede la capacità di soffrire e a me soffrire per lo studio non è mai sembrata una buona idea: per l'oratorio si, per gli amici si, per la famiglia si, ma per lo studio no. Sarà per questo che il ritornello delle scuole superiori era: è bravo, ma potrebbe fare di più. Come sarà anche per questo che nella vita non sarò uno studioso.
Guardando indietro su tutto restano i volti dei miei compagni di avventura perchè la scuola per me è sempre stata luogo di comunione, momento di incontro, di gioco, di impegno, di litigio e di gioia. Per ogni mia classe, per quelle sì ho sofferto tutto quello che c'era da soffrire e per qualche compagno soffro ancora.
Perchè vi racconto tutto ciò? Perchè sono convinto che la scuola è l'occasione più grande che ciascuno di noi ha per conoscere il mondo e per iniziare ad amarlo. E per me questa scuola è durata 30 anni, come Gesù a Nazaret. 30 anni di quotidianità, 30 anni in cui Gesù ha studiato se stesso, ha studiato gli uomini e per lui lo studio non è stato un'appendice della sua vita ma è stata la sua vita. Guardare, meravigliarsi, chiedere, approfondire, capire, amare e poi ricominciare guardando ciò che si ama e amando ciò che si guarda. Io credo che questa sia vita vera: se ci riflettete sono tutti i passi dell'amore: l'ho vista ad una festa, mi ha colpito, ho indagato per sapere chi è, l'ho conosciuta meglio, ho capito che è per me, l'ho scelta, l'ho sposata e ora ricomincio da capo: la guardo al mattino quando ci svegliamo, mi meraviglio che siamo ancora insieme ...
Amare e studiare come verbi della vita. Gesù a Nazaret, ciascuno di noi sui libri di scuola. Così ci prepariamo alla nostra missione: studiando l'uomo e la sua vita, pronti a donare noi stessi per l'uomo e per la sua vita. Questa è la scuola. Capite che non posso accettare la superficialità con cui qualcuno vi fa passare gli anni importanti di Nazaret. E nemmeno la superficialità con cui spesso voi accettate di passarli.
Coraggio allora! Prendiamo seriamente il nostro studio. Non per ambizione, non per arrivismo ma per gratitudine: ringraziamo il Padre di averci mandato a Nazaret a studiare gli uomini per amarli, a studiare noi stessi per amarci, ad amarci per amare gli altri. Buono studio.
PS. Anche oggi il Presidente di commissione (che mi vedeva per la prima volta) mi ha ripetuto che per trasformare il lavoro da ottimo che era in eccellente sarebbe bastato qualcosa in più. Non sapeva lui che il qualcosa in più l'ho lasciato in serbo per voi ed è questa riflessione sullo studio. Questa riflessione è la lode che corona la mia carriera accademica.
Grazie "Altissimo Onnipotente bon Signore tue so le laude, la gloria et onne benedizione, a te solo Altissimo se confano": noi ci accontentiamo di un semplice 30. Come i 30 anni di Gesù.
donflaviano
flamancino@yahoo.it
Di cosa sto parlando? Della mia vita da studente.
Era il Settembre del 1978 quando entrai in classe per la prima volta: oggi 22 Ottobre 2008 sono uscito dall'ultima aula accademica. In mezzo 30 anni fatti di chissà quanti libri, un monte ore da fare invidia al Gran Sasso, più di 120 esami, tanti insegnanti, ancor più numerosi compagni, successi mirabolanti e rovinose cadute.
A far da collante a tutto la voglia di conoscere la verità e la pigrizia nell'affrontare la fatica necessaria. Signorino "ma come-ma perchè" mi chiamava il mio maestro durante la scuola elementare, e "uno a cui vorresti dare la lode ma che fa di tutto per non prenderla" si lamentò il mio professore di latino all'Università. In effetti lo studio richiede la capacità di soffrire e a me soffrire per lo studio non è mai sembrata una buona idea: per l'oratorio si, per gli amici si, per la famiglia si, ma per lo studio no. Sarà per questo che il ritornello delle scuole superiori era: è bravo, ma potrebbe fare di più. Come sarà anche per questo che nella vita non sarò uno studioso.
Guardando indietro su tutto restano i volti dei miei compagni di avventura perchè la scuola per me è sempre stata luogo di comunione, momento di incontro, di gioco, di impegno, di litigio e di gioia. Per ogni mia classe, per quelle sì ho sofferto tutto quello che c'era da soffrire e per qualche compagno soffro ancora.
Perchè vi racconto tutto ciò? Perchè sono convinto che la scuola è l'occasione più grande che ciascuno di noi ha per conoscere il mondo e per iniziare ad amarlo. E per me questa scuola è durata 30 anni, come Gesù a Nazaret. 30 anni di quotidianità, 30 anni in cui Gesù ha studiato se stesso, ha studiato gli uomini e per lui lo studio non è stato un'appendice della sua vita ma è stata la sua vita. Guardare, meravigliarsi, chiedere, approfondire, capire, amare e poi ricominciare guardando ciò che si ama e amando ciò che si guarda. Io credo che questa sia vita vera: se ci riflettete sono tutti i passi dell'amore: l'ho vista ad una festa, mi ha colpito, ho indagato per sapere chi è, l'ho conosciuta meglio, ho capito che è per me, l'ho scelta, l'ho sposata e ora ricomincio da capo: la guardo al mattino quando ci svegliamo, mi meraviglio che siamo ancora insieme ...
Amare e studiare come verbi della vita. Gesù a Nazaret, ciascuno di noi sui libri di scuola. Così ci prepariamo alla nostra missione: studiando l'uomo e la sua vita, pronti a donare noi stessi per l'uomo e per la sua vita. Questa è la scuola. Capite che non posso accettare la superficialità con cui qualcuno vi fa passare gli anni importanti di Nazaret. E nemmeno la superficialità con cui spesso voi accettate di passarli.
Coraggio allora! Prendiamo seriamente il nostro studio. Non per ambizione, non per arrivismo ma per gratitudine: ringraziamo il Padre di averci mandato a Nazaret a studiare gli uomini per amarli, a studiare noi stessi per amarci, ad amarci per amare gli altri. Buono studio.
PS. Anche oggi il Presidente di commissione (che mi vedeva per la prima volta) mi ha ripetuto che per trasformare il lavoro da ottimo che era in eccellente sarebbe bastato qualcosa in più. Non sapeva lui che il qualcosa in più l'ho lasciato in serbo per voi ed è questa riflessione sullo studio. Questa riflessione è la lode che corona la mia carriera accademica.
Grazie "Altissimo Onnipotente bon Signore tue so le laude, la gloria et onne benedizione, a te solo Altissimo se confano": noi ci accontentiamo di un semplice 30. Come i 30 anni di Gesù.
donflaviano
flamancino@yahoo.it
4 commenti (clicca qui e scrivi/vedi i commenti):
Congratulations don Flav!!!!!
E grazie per aver condiviso con noi l'amore per la Verità e lo studio di essa. Beato chi progredisce nello studio sano e finisce per "guardare ciò che ama e amare ciò che guarda"...si può studiare una vita intera perchè non si finisce mai d'imparare ma se fosse tutto qui sarebbe ben poca cosa rispetto al poterti aprire a chi incontri durante il cammino, condvidere il sapere, renderlo fruttuoso, trasferirlo all'altro...
Che don erudito che abbiamo! Le nostre misere conoscenze impallidiscono al confronto...ihihih
Scherzo! Bravo don Fla, finalmente sarai tutto per noi, anche se a distanza...ihihih
Complimenti, Ciao
Francesco
Mancano 19 giorni alla mia laurea. Il tuo intervento, caro Flaviano, mi ha trasmesso tanto calore! Grazie
sarebbe bello poter ricominciare tutto da capo e affrontarlo con uno spirito diverso.sembra tutto così facile invece non lo è.
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